Ray-Ban: la storia del marchio, i modelli più famosi e tutte le curiosità
- 8 lug
- Tempo di lettura: 15 min
Aggiornamento: 2 giorni fa

Quando si parla di occhiali da sole, c'è un marchio che più di ogni altro è riuscito a trasformarsi in un'icona senza tempo: Ray-Ban.
Sono passati quasi novant'anni dalla nascita del primo modello e, ancora oggi, gli occhiali da sole Ray-Ban continuano a essere scelti da milioni di persone in tutto il mondo. Li hanno indossati piloti militari, presidenti degli Stati Uniti, attori di Hollywood, musicisti, sportivi e intere generazioni che li hanno resi un simbolo di stile.
Ma il successo di Ray-Ban non nasce dalla moda.
Nasce da un problema molto concreto.
Negli anni Trenta alcuni piloti dell'aviazione americana rischiavano di compromettere la propria vista durante il volo a causa dell'intensità della luce solare ad alta quota. Da quella necessità nacque un progetto destinato a cambiare per sempre la storia dell'occhialeria.
Quella che stai per leggere è:
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La storia di Ray-Ban nasce... tra le nuvole
Per comprendere davvero la storia del marchio bisogna tornare indietro agli anni Trenta.
In quel periodo il volo stava vivendo una fase di enorme sviluppo. Gli aerei raggiungevano quote sempre più elevate e i piloti iniziavano a lamentare problemi che fino a pochi anni prima erano praticamente sconosciuti.
L'intensa esposizione alla luce solare provocava:
forte affaticamento degli occhi;
mal di testa;
difficoltà nel distinguere gli oggetti in lontananza;
riduzione del contrasto;
problemi durante le fasi di decollo e atterraggio.

Tra coloro che sollevarono il problema vi fu il generale dell'aviazione americana John A. MacCready, reduce da numerose missioni ad alta quota.
MacCready comprese che non bastava proteggere gli occhi con normali occhiali da sole.
Serviva qualcosa di completamente nuovo.
Un occhiale che riducesse l'intensità della luce senza compromettere la nitidezza della visione.
Per questo motivo si rivolse alla società americana Bausch & Lomb, all'epoca una delle aziende più avanzate nella ricerca ottica.
La sfida di Bausch & Lomb
Gli ingegneri dell'azienda ricevettero un incarico estremamente preciso.
Dovevano progettare un occhiale capace di:
bloccare i raggi più dannosi del sole;
ridurre il riverbero;
mantenere una visione perfettamente nitida;
essere sufficientemente leggero da poter essere indossato per ore sotto il casco da volo.
Oggi tutto questo può sembrare normale.
Negli anni Trenta rappresentava una sfida tecnologica enorme.
Dopo mesi di ricerca nacque il primo prototipo.
Una montatura metallica estremamente leggera, con una particolare forma a goccia progettata per coprire completamente l'area degli occhi e impedire alla luce di filtrare lateralmente o dal basso.
L'anno successivo quel progetto entrò ufficialmente in produzione.
Era il 1937.
Nasceva Ray-Ban.
Perché si chiama Ray-Ban?
Il nome del marchio è diventato uno dei più conosciuti al mondo, ma in pochi ne conoscono il significato.
È formato da due semplicissime parole inglesi:
Ray significa "raggio".
Ban significa "bloccare" oppure "vietare".
In pratica:
Ray-Ban significa letteralmente "blocca i raggi del sole".
Non si tratta di un nome scelto per ragioni di marketing.
Descrive esattamente la funzione per cui il prodotto era stato progettato.
In un'epoca in cui gli occhiali da sole erano ancora considerati soprattutto un accessorio elegante, Ray-Ban nasceva invece come uno strumento tecnico destinato a proteggere la vista.
Questa origine è uno degli aspetti che ancora oggi distingue il marchio da molti concorrenti.
I modelli più iconici e famosi
Storia e curiosità sui modelli che hanno saputo distinguersi ed evolversi nel tempo, tanto da essere ancora attuali e super ricercati anche nel nostro negozio di ottica a Roma.
Gli Aviator: gli occhiali che hanno "cambiato tutto"
Il primo modello commercializzato da Ray-Ban è ancora oggi uno dei più famosi della storia. Si chiama Aviator.
La sua forma è diventata così iconica da essere immediatamente riconoscibile anche da chi non conosce il marchio.
Ma ogni dettaglio aveva una precisa funzione.
La caratteristica forma a goccia

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Molti pensano che sia stata progettata per motivi estetici.
In realtà nasce da esigenze completamente diverse.
La lente doveva coprire l'intero campo visivo del pilota, proteggendo anche la parte inferiore dell'occhio dai riflessi provenienti dalla strumentazione di bordo.
In questo modo si riduceva l'affaticamento durante i lunghi voli.
La montatura sottile
Anche la montatura metallica aveva uno scopo ben preciso.
Doveva essere:
resistente;
molto leggera;
compatibile con i caschi da aviatore;
sufficientemente flessibile da sopportare le sollecitazioni del volo.
Quella che oggi consideriamo una scelta di design era in realtà una soluzione ingegneristica.
Il generale che rese famosi gli Aviator
Uno degli episodi più celebri della storia di Ray-Ban avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1944 il generale Douglas MacArthur sbarcò nelle Filippine durante una delle operazioni militari più importanti del conflitto.
I fotografi lo immortalarono mentre avanzava nell'acqua con il berretto militare, la pipa in bocca e un paio di Aviator.
Quella fotografia fece il giro del mondo.
Per la prima volta milioni di persone "videro davvero" gli occhiali Ray-Ban.
Senza alcuna campagna pubblicitaria mirata, il marchio iniziò a essere associato a coraggio, autorevolezza e spirito d'avventura.
Ancora oggi quello scatto è considerato una delle immagini simbolo del Novecento.
Curiosità: a Leyte (Filippine) è presente una scultura che celebra il momento dello sbarco. Tra le statue si riconosce quella di Douglas MacArthur che indossa degli occhiali da sole molto riconoscibili: indovinate quali!
Le leggendarie lenti G-15
Un'altra curiosità poco conosciuta riguarda il colore delle prime lenti Ray-Ban.
Se oggi siamo abituati a vedere lenti grigie, marroni o specchiate, i primi modelli montavano quasi esclusivamente le celebri G-15.
Anche questa sigla nasconde una storia interessante.
La lettera G indica il colore Green.
Il numero 15 rappresenta invece la quantità di luce che attraversa la lente.
In pratica lascia passare circa il 15% della luce, bloccandone l'85%.
Perché proprio il verde?
Gli studi condotti dagli ingegneri di Bausch & Lomb dimostrarono che questa tonalità offriva numerosi vantaggi rispetto ad altri colori disponibili all'epoca.
Le lenti verdi permettevano infatti di:
mantenere una percezione molto naturale dei colori;
aumentare il contrasto nelle giornate luminose;
ridurre il riverbero;
diminuire l'affaticamento visivo;
migliorare la nitidezza durante la guida e il volo.
Queste caratteristiche resero le G-15 uno dei prodotti tecnologicamente più avanzati del loro tempo.
Ancora oggi molti appassionati considerano le lenti verdi Ray-Ban un autentico simbolo della tradizione del marchio.
Da equipaggiamento militare a fenomeno mondiale
Per diversi anni gli Aviator rimasero utilizzati soprattutto in ambito militare e professionale.
Ma qualcosa stava cambiando.
Sempre più piloti continuavano a indossarli anche fuori dal servizio.
I giornali iniziarono a pubblicare fotografie di aviatori con quegli occhiali durante eventi pubblici, gare sportive e manifestazioni ufficiali.
Poco alla volta gli Aviator smisero di essere un semplice strumento tecnico.
Diventarono un simbolo di prestigio.
Negli anni Cinquanta iniziarono a comparire anche sul volto di attori, musicisti e personaggi pubblici.
Era solo l'inizio di una trasformazione che avrebbe portato Ray-Ban ben oltre il mondo dell'aviazione.
Il marchio era pronto per creare un altro modello destinato a entrare nella storia: il Wayfarer.
Ray-Ban e il Wayfarer: l'occhiale che cambiò per sempre il mondo della moda
Se gli Aviator avevano conquistato i cieli, il modello destinato a conquistare le città arrivò nel 1952.
Il suo nome era Wayfarer.
Ancora oggi è uno dei modelli Ray-Ban più famosi di sempre, probabilmente il più imitato nella storia dell'occhialeria.
Ma la cosa più sorprendente è che, quando venne presentato al pubblico, nessuno pensava sarebbe diventato un'icona. Anzi. Per molti era semplicemente troppo diverso.

Il Wayfarer: un progetto rivoluzionario
Nei primi anni Cinquanta quasi tutti gli occhiali avevano caratteristiche simili:
montature sottili;
struttura in metallo;
linee leggere;
forme tonde o ovali.
Ray-Ban decise invece di rompere completamente gli schemi.
Il Wayfarer introdusse una montatura realizzata in acetato, un materiale plastico innovativo per l'epoca, più resistente e capace di offrire una maggiore libertà di design.
Le linee erano spesse, decise, geometriche.
Un'estetica completamente nuova.
Oggi ci sembra normale.
Nel 1952 sembrava quasi un oggetto proveniente dal futuro.
Un clamoroso flop... almeno all'inizio
La storia del Wayfarer insegna una lezione importante: anche le idee più rivoluzionarie hanno bisogno del momento giusto.
I primi anni di vendita furono piuttosto deludenti. Molti negozianti li consideravano troppo vistosi. Alcuni clienti li trovavano addirittura "aggressivi".
Le montature metalliche continuavano a dominare il mercato e il Wayfarer faticava a trovare il proprio spazio.
Se la storia si fosse fermata lì, probabilmente oggi non ne parleremmo.
Ma arrivò Hollywood. E tutto cambiò.
James Dean: quando un paio di occhiali diventa un simbolo
Negli anni Cinquanta il cinema iniziò a trasformare gli attori in vere e proprie icone di stile.
Uno dei primi a essere associato all'immagine del Wayfarer fu James Dean.
Dean rappresentava la ribellione, la giovinezza e il desiderio di rompere le regole.
Anche quando non indossava i Wayfarer sul grande schermo, veniva spesso fotografato con quel tipo di montatura nella vita quotidiana.
Per migliaia di ragazzi diventò un modello da imitare.
Gli occhiali iniziarono così a essere percepiti non più come un semplice accessorio, ma come un modo per esprimere la propria personalità.
Audrey Hepburn e l'eleganza senza tempo
Se James Dean rese i Wayfarer simbolo di ribellione, Audrey Hepburn dimostrò che gli stessi occhiali potevano incarnare eleganza e raffinatezza.
Nel film Breakfast at Tiffany's, pur indossando una montatura ispirata allo stile Wayfarer e non il modello classico, contribuì a rendere gli occhiali da sole un elemento fondamentale dell'immagine femminile.
Da quel momento Ray-Ban smise definitivamente di essere un marchio pensato soprattutto per gli uomini.
Clubmaster: quando il vintage diventa moderno
Negli anni Ottanta un altro modello iniziò a conquistare il pubblico.
Il Ray-Ban Clubmaster riprendeva lo stile "browline", molto diffuso negli anni Cinquanta, caratterizzato da una montatura più marcata nella parte superiore.
Questo modello è stato indossato da numerosi personaggi del cinema e della televisione e ancora oggi rappresenta una delle scelte preferite da chi cerca un look elegante, vintage ma contemporaneo.
È la dimostrazione di come Ray-Ban sia riuscita più volte a reinterpretare il proprio passato senza risultare mai fuori moda.
I Round Metal: gli occhiali della controcultura
Tra i modelli Ray-Ban più famosi meritano una menzione speciale anche i Round Metal.
Piccoli, sottili e perfettamente rotondi, sono diventati inseparabili dall'immagine di John Lennon.
In realtà Lennon utilizzò diversi modelli simili nel corso della sua carriera, ma l'immaginario collettivo ha finito per associare quel design al marchio Ray-Ban.
Negli anni Sessanta e Settanta gli occhiali rotondi divennero il simbolo della cultura hippie, della musica e della libertà di espressione.
Ancora oggi rappresentano uno dei modelli più riconoscibili del catalogo Ray-Ban.
Erika, Justin e le collezioni contemporanee
Negli ultimi anni Ray-Ban ha ampliato la propria offerta con modelli più moderni, pensati per incontrare gusti e forme del viso sempre più differenti.
Pur evolvendo nel design, tutti mantengono gli elementi che hanno reso famoso il marchio: qualità costruttiva, comfort e grande attenzione alle lenti.
Quando Hollywood salvò Ray-Ban
Alla fine degli anni Settanta il marchio attraversava un periodo complicato.
La moda stava cambiando, nuovi brand iniziavano a conquistare il mercato, le vendite diminuivano anno dopo anno.
Fu allora che Ray-Ban prese una decisione destinata a cambiare la storia del marketing.
Invece di investire esclusivamente nella pubblicità tradizionale, iniziò a puntare sul cinema.
L'idea era semplice quanto rivoluzionaria: far indossare gli occhiali Ray-Ban ai protagonisti dei film più attesi del momento.
Oggi lo chiamiamo product placement.
Negli anni Ottanta era una strategia ancora poco diffusa. E funzionò oltre ogni aspettativa.
Tom Cruise e gli Aviator: una leggenda nata al cinema
Se c'è un attore che più di tutti è legato alla storia di Ray-Ban, è sicuramente Tom Cruise.
Nel 1983 interpreta un giovane studente in Risky Business.
Una scena in particolare diventa iconica: camicia bianca, calzini, musica a tutto volume e un paio di Wayfarer.
Il film ebbe un successo enorme. Le vendite del modello aumentarono in modo impressionante. Ma il vero capolavoro arrivò tre anni dopo. Nel 1986 uscì Top Gun.
Questa volta Cruise indossava gli Aviator.
L'immagine del pilota Maverick con gli occhiali Ray-Ban entrò immediatamente nella cultura pop.
Secondo le stime dell'epoca, le vendite degli Aviator aumentarono di circa il 40% nei mesi successivi all'uscita del film. Un risultato che ancora oggi viene studiato nei corsi di marketing.
La cosa più sorprendente?
Quasi quarant'anni dopo, in Top Gun: Maverick, Tom Cruise torna a indossare gli stessi Aviator, dimostrando quanto quel modello sia diventato inseparabile dal personaggio.
The Blues Brothers: gli occhiali che facevano parte del personaggio
Un altro caso emblematico riguarda The Blues Brothers.
I protagonisti, John Belushi e Dan Aykroyd, indossano i Wayfarer praticamente dall'inizio alla fine del film.
Gli occhiali non sono un dettaglio del costume, sono parte integrante dell'identità dei personaggi.
Cappello nero. Completo nero. Cravatta nera. Wayfarer.
Ancora oggi è impossibile pensare ai Blues Brothers senza immaginare quegli occhiali.
Miami Vice: il colore entra negli anni Ottanta
Anche la serie TV Miami Vice contribuì enormemente alla popolarità del marchio.
Le immagini di auto sportive, giacche color pastello e occhiali Ray-Ban diventarono il simbolo degli anni Ottanta.
Il marchio riuscì così a parlare contemporaneamente a pubblici molto diversi:
gli amanti del cinema;
gli appassionati di musica;
i giovani;
i professionisti;
chi cercava semplicemente un accessorio di qualità.
Pochissimi brand possono vantare una diffusione culturale così ampia.
Michael Jackson: gli occhiali come scudo
Tra le celebrità più legate al marchio c'è senza dubbio Michael Jackson.
Nel corso della sua carriera è stato fotografato con numerosi modelli Ray-Ban.
Per lui gli occhiali non erano soltanto un accessorio estetico.
Erano anche uno strumento per proteggere la propria privacy.
Spesso li indossava negli aeroporti, durante gli spostamenti o nelle apparizioni pubbliche per cercare di limitare il contatto diretto con fotografi e fan.
Paradossalmente, proprio quell'accessorio contribuì a rendere la sua immagine ancora più riconoscibile.
Bob Dylan e il desiderio di passare inosservato
Anche Bob Dylan ha sempre avuto un rapporto particolare con gli occhiali da sole.
Nel corso degli anni è stato fotografato con diversi modelli Ray-Ban, soprattutto Wayfarer e Aviator.
Secondo chi gli era vicino, Dylan li utilizzava spesso per cercare di muoversi senza attirare troppo l'attenzione.
Naturalmente l'effetto fu l'opposto. Gli occhiali finirono per diventare uno degli elementi più caratteristici della sua immagine pubblica.
Ray-Ban non vendeva solo occhiali
Negli anni Ottanta stava succedendo qualcosa di molto più importante.
Ray-Ban non vendeva semplicemente montature. Vendeva uno stile di vita.
Chi acquistava un paio di Aviator immaginava di essere Maverick.
Chi sceglieva un Wayfarer si identificava con il fascino ribelle di Hollywood.
Chi preferiva un Clubmaster cercava un'eleganza senza tempo.
Era un cambiamento epocale.
Per la prima volta un marchio di occhiali riusciva a costruire un immaginario così forte da influenzare la cultura pop mondiale.
Ma, proprio quando sembrava aver raggiunto il massimo del successo, Ray-Ban si trovò ad affrontare una delle sfide più difficili della sua storia.
Le vendite iniziarono nuovamente a rallentare e il marchio rischiò di perdere il ruolo di protagonista conquistato negli anni precedenti.
La svolta sarebbe arrivata alla fine degli anni Novanta, grazie a un'importante acquisizione destinata a cambiare per sempre il futuro dell'azienda.
La crisi di Ray-Ban: quando il marchio più famoso del mondo rischiò di perdere il suo fascino
Guardando il successo di Ray-Ban oggi, è difficile immaginare che il marchio abbia attraversato momenti molto complicati. Eppure, dopo il grande boom degli anni Ottanta, arrivò un periodo in cui il futuro dell'azienda sembrava tutt'altro che scontato.
I gusti del pubblico stavano cambiando rapidamente. Il mercato degli occhiali da sole diventava sempre più competitivo, con nuovi marchi capaci di proporre prodotti economici o dal design molto aggressivo.
Anche il concetto stesso di moda stava evolvendo. Gli anni Novanta portarono con sé nuove tendenze, nuovi materiali e un pubblico molto più attento al rapporto tra stile e prezzo.
Ray-Ban rimaneva un nome prestigioso, ma iniziava a perdere quella centralità che aveva costruito grazie al cinema e alla cultura pop.
Per la prima volta dopo molti anni, il marchio sembrava aver bisogno di una nuova direzione.
Il colpo di scena: Ray-Ban diventa italiana
La svolta arrivò nel 1999.
In quell'anno il marchio venne acquistato da Luxottica, una realtà già affermata a livello internazionale e destinata a diventare il più importante gruppo mondiale del settore.
L'operazione ebbe un valore di circa 640 milioni di dollari. All'epoca molti analisti considerarono quella cifra molto elevata.
Alcuni si chiesero addirittura se fosse un investimento eccessivamente ambizioso. La risposta arrivò negli anni successivi.
L'acquisizione si rivelò una delle operazioni più brillanti nella storia dell'occhialeria.
Luxottica non cambiò l'identità di Ray-Ban. Fece qualcosa di molto più intelligente.
Ne valorizzò la storia.
Cosa cambiò dopo l'acquisizione?
Il rilancio del marchio non passò attraverso una rivoluzione del design.
Al contrario, Luxottica comprese che il vero patrimonio di Ray-Ban era costituito dai suoi modelli storici.
Gli investimenti si concentrarono su diversi aspetti:
miglioramento della qualità produttiva;
innovazione nelle lenti;
ampliamento della distribuzione internazionale;
maggiore controllo contro le imitazioni;
nuove collezioni ispirate ai modelli iconici;
comunicazione più contemporanea.
Fu una scelta vincente.
Invece di inseguire le mode del momento, Ray-Ban tornò a raccontare sé stessa, la propria storia, le proprie radici, il proprio legame con il cinema, la musica e la cultura internazionale.
Un marchio che non ha mai smesso di innovare
Molti pensano che Ray-Ban viva soltanto di nostalgia, ma in realtà è vero il contrario.
Nel corso degli anni il marchio ha continuato a introdurre nuove tecnologie mantenendo riconoscibili i propri modelli.
Le lenti si sono evolute sotto molti aspetti.
Oggi sono disponibili versioni:
polarizzate;
fotocromatiche;
specchiate;
sfumate;
ad alta definizione;
graduate.
La ricerca sui materiali ha permesso inoltre di realizzare montature sempre più leggere, resistenti e confortevoli.
È uno dei motivi per cui molti modelli progettati oltre mezzo secolo fa continuano a essere attuali anche oggi.
La campagna "Never Hide": quando Ray-Ban cambiò il proprio linguaggio
Nel 2007 Ray-Ban lanciò una delle campagne pubblicitarie più importanti della propria storia.
Lo slogan era semplice:
Never Hide.
Due parole, ma dietro quel messaggio c'era una filosofia completamente nuova.
Per decenni gli occhiali da sole erano stati raccontati come un accessorio capace di nascondere lo sguardo.
Ray-Ban ribaltò completamente il concetto.
Il messaggio diventò:
"Non nasconderti. Mostrati per quello che sei."
Le campagne pubblicitarie affrontavano temi come:
identità;
libertà di espressione;
autenticità;
coraggio;
individualità.
Per l'epoca rappresentavano una comunicazione molto moderna.
Molti osservatori considerarono "Never Hide" una delle campagne che contribuirono a ringiovanire il marchio, avvicinandolo alle nuove generazioni senza tradire la propria identità.
Ray-Ban e la lotta contro le imitazioni
Il successo del marchio ha avuto anche un lato meno piacevole. Ray-Ban è uno dei brand più imitati al mondo.
Nel corso degli anni sono comparsi milioni di occhiali contraffatti, spesso molto simili agli originali nell'aspetto, ma completamente diversi per qualità costruttiva e protezione delle lenti. Ed è proprio questo l'aspetto più importante.
Un paio di occhiali contraffatti può sembrare identico esteticamente, ma non garantisce necessariamente un'efficace protezione dai raggi ultravioletti.
Anzi.
In alcuni casi il rischio è persino maggiore rispetto a non indossare alcun occhiale da sole.
Una lente molto scura, ma priva di adeguati filtri UV, induce infatti la pupilla a dilatarsi, lasciando entrare una quantità maggiore di radiazioni dannose.
Per questo motivo è fondamentale acquistare sempre occhiali da sole Ray-Ban originali presso centri ottici autorizzati.
Abbiamo approfondito questo tema anche nell'articolo: "Proteggi i tuoi occhi dai raggi uv"
La tecnologia incontra la tradizione
Nel corso della sua storia Ray-Ban ha sempre saputo anticipare i cambiamenti.
L'esempio più recente è rappresentato dagli smart glasses sviluppati in collaborazione con Meta.
Quando furono annunciati, molti rimasero sorpresi. Come poteva un marchio nato nel 1937 entrare nel mondo dell'intelligenza artificiale? La risposta è semplice.
Ray-Ban ha sempre avuto un forte legame con l'innovazione. Prima ha rivoluzionato le lenti. Poi i materiali. Successivamente il marketing.
Oggi sperimenta nuove modalità di utilizzo degli occhiali.
Gli smart glasses permettono di:
scattare fotografie;
registrare video;
ascoltare musica;
effettuare chiamate;
utilizzare un assistente vocale;
interagire con alcune funzioni di intelligenza artificiale senza utilizzare lo smartphone.
Una trasformazione che dimostra come il marchio continui a evolversi pur mantenendo riconoscibile il proprio stile.
Ray-Ban oggi: un'icona che attraversa le generazioni
Pochissimi marchi possono vantare una storia lunga quasi novant'anni restando sempre attuali. Ray-Ban ci è riuscita.
Oggi gli stessi modelli vengono acquistati da persone molto diverse tra loro.
C'è chi sceglie gli Aviator perché ama la loro storia.
Chi preferisce i Wayfarer per il loro design senza tempo.
Chi punta sui Clubmaster per uno stile elegante.
Chi scopre il marchio attraverso le nuove collezioni o gli smart glasses.
È questa probabilmente la vera forza di Ray-Ban.
Essere riuscita a parlare contemporaneamente a generazioni diverse senza perdere la propria identità.
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Perché gli occhiali Ray-Ban continuano a essere un investimento
Un paio di Ray-Ban non è semplicemente un accessorio di moda.
È un prodotto che racchiude quasi un secolo di ricerca, design e innovazione.
La qualità delle lenti, la cura dei materiali, la disponibilità di ricambi e la possibilità di montare anche lenti graduate fanno sì che molti modelli possano accompagnare chi li acquista per molti anni.
Per questo motivo, ancora oggi, Ray-Ban rappresenta una delle scelte più apprezzate da chi cerca un occhiale che unisca estetica, comfort e protezione visiva.
Naturalmente, scegliere il modello giusto è importante quanto scegliere il marchio.
La forma del viso, le proporzioni del volto, l'utilizzo quotidiano e le esigenze visive sono elementi che meritano una consulenza professionale.
Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo dell'ottico.
Scegliere un Ray-Ban. Scegliere il modello giusto per te

Quando si acquista un paio di occhiali da sole, il marchio è importante. Ma non è l'unico elemento da considerare.
La forma del viso, le proporzioni, il colore dell'incarnato, l'utilizzo quotidiano e perfino il tipo di lente possono fare una grande differenza in termini di comfort, estetica e qualità della visione.
Un Aviator, ad esempio, valorizza alcune forme del volto più di altre. Un Wayfarer può risultare perfetto su un viso ovale e meno indicato su un viso molto squadrato. Anche la scelta del colore della montatura e delle lenti merita una valutazione attenta.
Per questo motivo il consiglio di un ottico esperto è sempre il modo migliore per trovare il modello più adatto alle proprie esigenze.
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Perché un paio di Ray-Ban non è soltanto un accessorio di moda.
È un oggetto che racconta quasi novant'anni di innovazione, design e cultura pop. E quando viene scelto con la giusta consulenza, può accompagnarti per molti anni, offrendo comfort, protezione e uno stile che non passa mai di moda.


